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Anche i migliori, a volte, sbagliano. Lo ha stabilito la Corte costituzionale a proposito di alcune modifiche al codice del commercio della Regione Toscana.
 

La Corte costituzionale, con sentenza n. 165 depositata l’11 giugno 2014 avrebbe, in un colpo solo, fatto piazza pulita di ciò che rimaneva del retaggio di un sistema che ha caratterizzato il secolo scorso, sposando la tesi sostenuta dal Governo nell’impugnare la legge regionale di disciplina del commercio, ovvero che i regimi autorizzativi espressi non esistono più, con la sola esclusione di quelli posti a tutela degli interessi pubblici più sensibili indicati nella direttiva 12 dicembre 2006, n. 2006/123/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno), attuata nell’ordinamento italiano con il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno). Ma per alcuni degli articoli incriminati non sono stati adeguatamente sviluppati i motivi di ricorso. Leggi tutto l'articolo.

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